Un attimo di brivido. Una leggera sensazione di pentimento, un retrogusto un po’ amaro, per un attimo. In una di quelle serate in cui puoi vivere mille vite che si incontrano tutte al bancone dello stesso bar.
Il VipeRoom. Tutte dopo un sonoro Irish Coffee al Temple bar.
E ce n’e’ abbastanza per dire ammorbidire i sensi, bambagia la musica del pianista. Distillato che cola dalle orecchie fino al cuore scaldandolo un po’. E il pianista lo sa e asseconda.
Fino a Blower’s Daughter.Perche’ gliela chiedo io. Gliela chiede una persona che non dovrebbe esserci. Ma si il mio regalo per il compleanno che non festeggeremo, e che non abbiamo mai festeggiato, il mio regalo che non verra’ mai scartato. Ma mi sento a posto con il flusso del Karma.
E’ una di quelle sere dove puoi tirare i fili del passato e sciogliere i nodi per un attimo, capire tutte le stronzate fatte, capirle fino in fondo, fino al perche’ sei qui in questo momento. Spiegarti tutto per un momento, il tempo di capire e di sentire una lagrima rotolare lungo le dita, e bagnarle un po’. Con la consolazione che domani dimenticherai tutto, che il passato sara’ passato in una notte troppo corta per essere Faust.
Pero’ l’assaporo ora, ho sete di agrodolce.Non voglio fingere a me stesso almeno oggi.Non e’ quello che si chiama pentimento, questo no, ma guardare uno dei miei tanti me, e capire che non mi sarebbe dispiaciuto.
E il fumo del locale e le pareti gialle, gli specchi e i tasti bianchi e quelli neri.
Pensieri giocano a rincorrersi e a superarsi, e fra tutte una.
Che e’ lontana solo per la distanza tra quello che ho in testa e le mani che lo devono scrivere.Chiamerei i Negrita e Paolo Conte e Vinicio come testimoni se servisse a qualcosa.
E gia lo so.
Non resistero’.
Sara’ dolce lasciarsi andare, aprire la bocca e stirare i pensieri per averne uno, coerente e devastante come pochi, di quelli che non ti lasciano alternative e che ti cambiano non appena l’hai intravisto annaspare nella testa.
Perche’ se vedo ora albeggiare, non posso non chiedermi come sarebbe li’ sul mare, quel mare che leggo con le dita.
Almeno ora so dove mandare il trolley e me annesso... Dublino. Prenotato mentre tentavo di scacciare il Crucco durante il sonno ritrovato. Ah e torno in Italia martedi*; le belle notizie sono come le ciliege...
*NdF [ Nota di Frasco ] : martedi' passeggero' allegramente dalle 6 am a Dublino, a Birmingham, a Milano e DOVREI riuscire a prendere il primo treno rotta verso sud. Salvo distrazioni. Ok dov'e' la mia distrazione?
Corollario. Ho passato trenta minuti alla finestra perche' c'e' uno spettacolo gratuito di Cheerleading. Nel mio Campus.
Poi sono sceso a fare conoscenza. Ole'.
Il bucodiculodellinghilterra, raduno international di Cheerleading quest'anno.
Sto facendo contemporaneamente 4 valige di cui: 2 andranno a Torino 1 a mmm "casa" 1 [il mio fido "bau bau" trolley] mi seguira' sul primo aereo che riesco a prendere.
4 ore e non ho idea per la presentazione di domani. Neanche per la mia tesi sono stato cosi' fancazzista. E almeno li' avevo una valida scusa. Una bionda valida scusa.
Non capisco come facciano. Come possono vivere ancora e ancora rivivere brividi sulla pelle. Tanti neuroni scollegati. Tante isole nella testa. Possono aver vissuto millesettecentocinquantatre volte, settecentododici volte sentito l'odore e trecentoventicinque quello stomaco che si annoda impazzito senza che un pugno lo colpisca. Eppure neanche un dejavu. Niente. Ripartono da zero, bambini che imparano dal nulla.
Sento un domino di emozioni, pronte a disegnare un passato, ad un segnale, qualunque segnale, il primo va giu'. E non si possono fermare. Si propaga dal centro, dallo stomaco, un rumore sordo di acqua che inghiotte, e si perde nella testa. Ancora e ancora. E calano sugli occhi, un sipario velluto che si schiude sul gia' visto. Ma e' piu' di questo, sono io che mi sposto, io che rinasco, io che ricresco, che uccido e vengo ucciso. Poi sbatto le ciglia che si intrecciano per trattenermi. Poi le riapro...
Salta in macchina e via, Damien Rice e Buena Vista Social Club quanto basta, direzione dove punta il sole. Via dall'Inghilterra, via dal grigio nella testa e fuori. 2 macchine e 5 persone in una. Via verso Cymru e la sua strana lingua, verso finalmente il mio primo bagno con temperature polari [ma mai sfidarmi], un vecchio molo e tanti gabbiani. Gelati&Zuccherofilato.
M.: Sono felice, finalmente torno una settimana in Italia. Frasco: Tornerei se ci fosse qualcuno ad aspettarmi.
Ma oggi via tutto, solo io. E almeno per me, io ci sono sempre. E c'e' anche una cartolina da spedire.
E' solo qualcosa chiamata felicita'.
domenica, luglio 13, 2008
L'occhio si sofferma quell'istante di troppo, immobile mentre dentro scorre tutto e riavvolge il nastro. E li segue, passo su passo, immobili in mobile abbraccio lungo tutto una stanza, musica per parole non dette. E il film scorre all'indietro, su citta' e mari, su battiti unisoni. Niente. Troppo distante. Troppo lontano per sentire. L'ultimo lento. da 3 anni ormai. Faccio seriamente fatica a ricordare, penso di aver saltato con troppa facilita' l'eta' dei Through the barricades. Che pero' sono quelli che vorrei adesso. Intimi di un bacio che non e' bacio e intensi di sesso che non e' sesso. L'occhio di bue puntato su due corpi che si stringono per non cadere dal disco di luce. Il caldo del respiro. E la Vanoni che canta la piu' falsa delle promesse.
Sara' pure vero, ma per la [modica] cifra di 15 sterline [ -.-' ] Frasco porta a casa: - una bottiglia tres petite di bagnoschiuma ai sali del Mar Morto - 2 baci - un numero di telefono - un appuntamento per domani - un'amica per il Portoghese accanto a me.
La mia rovina: una commessA ebrea giramondo. E risa degli spettatori non paganti allo show al banco.
Il valtzer continua, nuovo palazzo, nuovo appartamento. Dietro quello vecchio.
Ringrazio ancora una volta chi mi ha costretto a fare le valigie per spostarmi di 10 metri.
E anche la sveglia al mattino, perche' questa volta mi toccano prati e boschi, e casette all'inglese. E una gustosissima finestra che si apre completamente.
Suona strano come il motore della macchina che guidavo contromano per un pub, terrazzino e birra, e un cerbero a tre teste e tre corpi. Mai pensieri piu' diversi. Mai vite cosi' dissimili che non hanno senso per nessuno ma sono li' a crogiolarsi ad un sole raffreddato. Una strada per un matrimonio, una per se stessi e una per chi una strada proprio non ce l'ha. Tre birre e qualche sospetto che si insinua. Tre birre per capire che qualche possibilita' ce la siamo persa e chissenefotte, ma intanto e' persa. Tre birre, ma una vita per capire che e' l'eta' che cambia tutto e che cosa ci faccio qui? C'erano tra birre.
Di notte la stanza si popola, strano direi, strane persone, sono tutti i me, e tutti i se. E' un gioco al massacro e io detesto i giochi al massacro. Chiudo gli occhi per non sentire per non leggere le labbra. Ma sono nella testa, li sento comunque. [ovviamente] Chiudi gli occhi ancora piu' forte, solo per sentire le palpebre sbattere come falene. Dopo un po' vanno via. Basta ignorarli. Subdoli. Lasciano tracce. Dettagli. Un numero sulla porta. Una sedia che gira. Una dignita' in vendita per una sterlina.
Tra un po' non ci sara' piu' posto per nulla...e io fuori dalla stanza.
Niente pone piu' facilmente fine ad un meeting di un bicchiere di Laphroaig [con Cola o liscio per i recidivi], misteriosamente apparso sul tavolo della cucina, ebbro del sapore dei vari drinks. Devo ricordarmi di proporlo anche domani durante la presentazione del progetto.
Quando ti arrivano in regalo 2 e dico 2 bottiglie di Porto scelte da un portoghese, i sensi si sciolgono e i pensieri si incatenano tra loro. Poi li fai seguire da del salmone scozzese, accuratamente innaffiato da Teriyaki soia e del buon sake' e concludi con del whisky in una nuvoletta di fumo. E ti apri fino all'essenza ed ad ogni sollevarsi di bicchieri e tazze e barattoli si beve un po' degli altri.
E si e' troppo ubriachi per mentire pure a se stessi, camerati della guerra di ogni giorno. Con sogni che un po' si somigliano e storie che si potrebbero continuare senza ascoltarne il seguito.
Ma sono il piu' grande. E ragazzini mandati al macello non ne voglio. Pero' se loro riescono a riempirti di prospettive illumnate da lampioni e strade di ciottoli, di gonne e di capelli al vento, forse e dico forse non tutto e' perso. Qualche sogno da inseguire c'e' ancora, e nelle tasche se frugo un tintinnio di sorrisi lo posso ancora sentire.
Chissa' dov'e' ora. E chissa' quante altre nazioni ancora, ma chissa', magari non aspetto...
domenica, luglio 06, 2008
Quello che appare evidente agli occhi non miei, ci mette un po' ad arrivare alle mie sinapsi.
Perché vorrei avere la pelle non cosi' sensibile tra trasformare una carezza in una fastidiosa contrazione, ma soprattutto la testa salda su ciò che non deve essere. Non basta distribuire manciate di sorrisi se poi rigurgito emozioni fino a soffocarmi e inizio ad avere paura di incontraLa, soprattutto ad aver paura di sorprendermi a pensarci.
Pero' che bravo attore...
Solo un po' di calore che non mi bruci. Solo un po'. Giusto per non dimenticare com'e' e prometto che non do piu' fastidio non chiedo piu' nulla. E' solo che non posso passare una vita ad invidiare coppiette.
Puntuale la carica ormonale ha bussato alla porta dopo due Redbull in una notte quasi completamente alcohol free. Quasi completamente perche un doppio vodka lemonade rientra nella categoria dissetanti, se no col cazzo che prendevo la lemonade. Why? Provate voi a dover guidare poi per le strade inglesi con una macchina noleggiata a proprio nome e una assoluta e disinteressata ignoranza delle strade per tornare a casa.
Del resto i presupposti c'erano tutti, stupido venerdi' breve e il dover fare da balia. Ma con ordine.
Anzi no.
So solo che mi sono ritrovato a gonfiare un coccodrillo in un club. Da cosa nasce che cosa? Non lo so, non mi interessa. Ma un po' di calore umano fa sempre bene, anche se diventa complessa da gestire la situazione con un coccodrillo tra le mani e un perizoma nell'altra, e in testa una frontierina da festa. E una collana hawaiana per traino. Farlocca.
Niente numero di telefono. Ma un buon sapore in bocca. Pero'... pero' una sgradevole sensazione, insofferenza al tatto e apatia della mente. E fuga. No, c'e' qualcosa che non va.
Chiudo con il dvd di Trainspotting. A tema. Frasco, ore 4 e noccioline
E finalmente il primo tete-a-tete mucho caliente dell'Inghilterra, cosi' intenso da concedermi la doppietta subito dopo e sigaretta al seguito lasciandomi esausto...Stirare per la prima volta e' stata un'esperienza ai limiti dell'umana comprensione ovvero come evitare il propagarsi delle pieghe evitando contemporaneamente che la camicia tocchi il pavimento del cucina del campus . -Dolly mi manchi torna da me!-
Ho bisogno urgente di una presenza femminile che graviti nell'arco di qualche kilometro.
sveglio. sono le sei circa gli occhi fanno un po' di fatica a mordere ancora i sogni tra le ciglia e la coscienza si concede una pausa di rilassante nuoto nell'alcool il dramma e' che mi riprendo subito perche' lo so che se sono le sei e mi sono appena svegliato un motivo grave ci deve essere... no non e' l'italia che passa il turno no non sono io che lavoro il motivo mi passa di fianco con la mia tshirt addosso un mugugno e' l'unica mia espressione possibile il come sia arrivato a questo mi costa qualche minuto ma non per la memoria che si rifiuta piuttosto cosa mi abbia portato a violare quelle setteootto regole consigli e suggerimenti che di solito ti danno quando stai irrimediabilmente per compromettere lo status quo delle cose ovvero
la donna incaricata di valutarti nel tuo nuovo lavoro e' ubriaca persa nel tuo letto
a ritroso la strada e' viscida e scivolosa come l'ultimo cicchetto di assenzio prima di mettersi in macchina la sua e portarla a casa la mia per evidente incapacita' di intendere e volere se non quella di stendersi e vomitare stupida caciara in piazza che colpa ne ho io se l'unico posto che proiettava la partita era un decente bar sul lungo po con consumazione di luna gratuitamente annessa che poi un daiquiri lei e negroni io per festeggiare il secondo goal e negroni io e mojito lei che con l'aperitivo ci stano bene e che l'aperitivo doveva essere di gruppo ma due persono sono ancora un gruppo no perche' se non te la senti possiamo rimandare non c'e' problema va bene tra cinqueminuticinque passo a prenderti al pam
Stop
ora come spiegare tutto ad ale che mi aveva minacciato sul non fare cazzate? e in effetti cazzate non ce ne sono state il che di per se e' un'enorme cazzata del resto se bisogna colpire per far male meglio quando si e' lucidi per ricordare poi mi avanza ancora da qualche parte quello che si chiama rispetto per me stesso piu' concretamente intanto raccolgo i cocci via sms...saranno tre lunghi giorni prima di sparire [ancora] destinazione UK
ma tanto io ho la mia Tour Eiffel qui sul letto accanto a me... [segue foto che non c'e' essendo la macchinetta lontana dalla portata del mio braccio]
Approfitto delle urla da scopata di qualche finestra piu' in la' per rubarne un po' per me, e brindare alla voglia che ho di sentire il mio nome esalato da un'altra bocca.
Quel
Fraaa...FRAAA
lento, con leggera inflessione di bimba che ti tira i lembi della camicia per attirare l'attenzione, voce lamentosa che mal cela un sorriso dell'anima, accompagnato da denti che si scoprono e odorosi capelli e occhi che tintinnano. E Lei e' li' seduta nel bagno, phon in mano, occhi sullo specchio per me sulla soglia, ecco quel richiamo solo per sentire che ci sei, piacevolmente inutile.
13 minuti, il tempo di impacchettare tutto in valigia e scappare a Milano per un macrobottellon, di corsa su un cammino di burro come il ferro. 13 minuti il tempo di mettere su le cuffie e ascoltare il silenzio del treno che sobbalza al ritmo del pensiero, che corre forzato lungo neuroni sconnessi.
Perche' girando la testa ho avuto la piacevolissima (leggi con ironia please) sensazione di aver sopravalutato quanto fatto finora?
E nelle insenature della testa si annidano mondi che si agitano, si spingono per farsi largo e rubarsi l'ossigeno. Farebbero di tutto per 13 minuti di popolarita'.
E accorgersi che le stelle fisse cambiano posizione e a volte anche noi che le guardiamo ci ritroviamo dalla parte opposta con il naso all'insu' a fissarle, mani e faccia spalmati su di un vetro. E i ruoli che si invertono, pero' fa un po' piacere quando vedi in alcuni quello che sei sicuro non si possa trovare da nessuna parte. E che tutto sommato negli altri l'effetto e' un po' meno stupido di quando accade a te, ma non ti importa e sei felice per loro, con una punta di invidia come digestivo. Che qualcuno immancabilmente ti fa notare. Ma va bene. Va bene cosi'.
E sorridi con labbra da ebete per coppie che convivono e anelli che si scambiano. Quando a suo tempo si rideva della mia vita che ancora non era la mia. E ora la vedi di sbieco tra i cubetti di ghiaccio del mio Negroni nei visi dei Parisiens.
E che quando colpisci per fare male, lo fai per fare male a te stesso e non all'altra. Male dico. E maledico. Soprattutto qualche pensiero che viene a galla, una bolla di ossigeno in una melassa violatorbido. Ma va bene. Va bene cosi'.
Chissa' se ora abbia ancora bisogno delle nuove lenti, scure e spesse...
Strana sensazione leggere le labbra e percepire suoni incoerenti, e vedere danzare fuochifatui con un ritmo che non e' quello della testa. Che poi fa molto tempo delle mele.
Merda ho finito le sigarette.
E un regalo formato cartolina in arrivo da Paris...
Cancello il passato per vivere in un funambolico presente. Le donne cessano di esistere per regalarmi una nuova parte di me,quel pezzetto di gene che ci rende indefinitamente incompleti. La mia sara' una nuova vita dissoluta. Perche' tanto se devo vivere, almeno faccio danni. Ora capisco il senso della vita/guerra e ne apprezzo le sfumature fino nel singolo respiro condiviso da commilitoni, fratelli per il tempo di un colpo che fende l'aria. Dove cio' che non e' fratello non esiste e le puttane sono le uniche amiche perche' sincere al soldo.
E seduto in una nuova stanza, con il dove e quanto che contano quanto il menu' del giorno in una mensa aziendale, di un sabato italiano. Si altre due settimane, dieci giorni volendo essere ottimisti. Ottimisti. Ricostruirai ancora una vita? Forse. Ma di sicuro butto nel cesso questa. Con un bel sorriso di addio. Punto.
Torino, in una primaverile giornata di giugno, nel 2 anno post laurea.
Non ce la faccio mi seguono ormai, neanche in spiaggia posso rilassarmi.Perchè un beone ubriaco canta a voce alta, l'altro sta scrivendo queste parole con le voci nella testa.
Mondo tucano, a 5 giorni dalla partenza bisogna essere folli...almeno in 2! Comunque Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra Io non dimentico il mio mantra...
Il perche' ogni mia azione abbia epiloghi tragicomici e' un mistero, fatto sta che cercavo di nutrirmi della mia citta', e metabolizzarla nello stomaco se non dopo averne seguito la pista di odori e i richiami in lingue antiche.
Che questo sarebbe accaduto a teatro, vedendo Ragu' , spettacolo in vernacolo per poi mangiare con l'attore e altri spettatori NEL TEATRO STESSO un piatto di orecchiette al sugo annaffiate da un buon vinello corposo e' oggettivamente molto improbabile.
E qui non dico di aver riTrovato le origini ma e' un pezzettino del puzzle che incastro dentro...
stupidoblogchenonrispettiglispazichetido! Abbassce a la marine
Abbassce a la marine se venne u pessce e tu uaggnedda me non la ue fernessce.
[Rit.] Quande ie bbelle lu prim'ammore u second ie cchiu megghie angore.
Lu vi lu vi lu vi ca mo se ne vene che la segaretta m-mocche va facenne u sceme. [Rit.]
Ninetta me ie sciut'a la fendane la mamme ie da n'ore che la sta chiame. [Rit.]
Chiamiinde ce bbelle fiore Marie ie ccusse ii t'agghia da nu vase sop'a lu musse. [Rit.]
Sott'o u-arrue de le cerase ttu nennedda me m'ha da da nu vase. [Rit.]
Sott'o u-arrue de le ciilze russe nennedda me nennedda se tenge u musse. [Rit.]
Sott'o u-arrue de le ciilze bbianghe mo nennedda me se sta mmett'a cchiange. [Rit.]
Margarite ce ttiine m-bbiitte non zo mmenne ma so saitte. [Rit.]
Matalene ce ttine drete nonn-e' ccule ma ie' cazzapete. [Rit.]
La vi' la vi' la vi' ca mo se ne vene sta senza sottoveste me da velene. [Rit.]
Chemma Mari alliivete la cammise m'ha da fa vede' tutt'u paravise. [Rit.]
Mari' Mari' Mari' ngi-am'a fa na rise facimece stu bballe senza cammise. [Rit.]
Perchè un attimo mette indiscussione una vita, perchè le note pizzicano corde che dimentichiamo di avere, che sono accordate con l'universo tranne che con noi stessi. Che leggere la parola casa mentre stai per varcare la soglia mette piombo nel cervello nella speranza di essere bloccato ai metal detector degli aeroporti. Perche' forse la casa che non ho è una persona. Ma come bussare alla porta?
Ho perso le chiavi nelle tasche bucate dell'orgoglio.
Sta esplodendo dentro in milioni di stelle un nuovo big bang, milioni di note che ancora non esistono e cantano solo un nome. E sulle note di Aria che ti vorrei dire qualcosa che non c'e' - una volta una persona mi insegnó -
Sento che l'universo sta esplodendo, milioni di atomi che si scindono in un mare di silenziosa luce. e li' danzano. L'universo che ho nel mio stomaco, e vorrei affondarci le mani per poterlo prendere e guardarlo abbacinato
Si a volte mi perdo, in giornate come questa mi perdo.
Adesso si fa sul serio... mmm 10 giorni e 2mila euro sul conto, questo e' quanto prima della partenza... mi basteranno? Ok abolito il sonno per le prossime settimane. Ah e i saluti...
Che oggi quando correvo tra i rami verdi non ero solo. C'erano altri passi accanto ai miei. Dentro ai miei. Che quando correvo al parco lo sentivo salire, dalle suole, lungo i tendini e fra le fibre dei muscoli, riempire i capillari e le vene, e attaccarsi ai nervi e poi li' al centro, tondo e pulsante li' dov'era il cuore; ora c'e' Lui. Una sfera che pulsa, sincrona al mio respiro. Che brilla di luce della notte. E' dentro me, vive di me e si nutre di me. Piccoli morsi all'anima, per poi vomitarla e sostituirsi a cio' che era. Scorre tra i muscoli e le ossa, e' carne. E' vivo. E mi nutre. Si prende cio' che e' rifiuto, cio' che ferisce e me lo restituisce centuplicato. Nuova linfa. Vuole me, mi spinge, ancora di salvezza. Il dolore di dentro diventa forza. Dolore fisico che dona vita. Sento mille spilli che mi tengono Vivo. Ma non c'e' fatica. I polmoni scoppiano e ancora non basta. La milza e' un pugno chiuso che batte. Ma e' forza, e' vita. E' fuoco che brucia d'odio, sono fiamme che non si spengono.
Ha preso le gambe. Non sono piu' le mie lo so. Ora possono correre libere. Verso o da non fa differenza. Ma correre fino a lacerare. E piu' strappa le carni piu' corre. Perche' e' nulla quello che sento. E' il mio patto.
Daro' le mie gambe che gli altri possano camminare sui lidi. Poi le braccia per abbracciare e le mani per sentire palpiti e pelle che si increspa. Gli occhi per rimanere abbagliati e le orecchie per le dolci melodie delle sirene. La lingua per incontrare altri suoi simili e giocare a rincorrersi. Il naso per perdersi tra i vapori dei capelli. E il cervello per farli impazzire quando li privero' di tutto quanto donato.
Per ogni mia goccia di sangue, cento gocce di lacrime altrui; questo e' il patto. E' mio figlio.
Capita che i ricordi si facciano brandelli di dettagli, contorni frastagliati e sfocati, sbiaditi e sovraespoti Capita anche che si perdano nel bicchiere colmo di rubino liquido della testa. Capita. E galleggiano, li', indecisi, testimoni di un torbido che fu. Qui il tempo opera una magia, e come un paziente stregone da vita a figure nuove facendoli sedimentare e ricomponendoli sul fondo della testa, appena piu' giu della retina. Capita di rivivere il passato. Capita di rivivere un passato che non e' stato e che non esiste se non depositato nel tempo dal Tempo sul fondo del bicchiere e pronto a confondersi ancora ai primi turbamenti dell'anima. Capita.
Quando iniziavo ad andare al cinema, intendo assiduamente al cinema, notavo sempre loschi figuri in posizioni defilate, facce svogliate di chi cercava un altro divano e un'altra tivi per addormentarsi. Facce immancabilmente sole, single, alone, seul... Io ero in coppia o comunque in multipli di uno, mi chiedevo e ribadivo che GIAMMAI sarei finito cosi'. Perche' se al cine ci vai da solo vuol dire che non hai trovato un cane disposto ad accompagnarti. Oggi ho fatto il salto della barricata. Cioe' l'ho fatto tempo fa ma solo oggi i neuroni hanno fatto contatto, una scottatura che si propaga dalla pelle lungo la mano e su fino alla spina dorsale, concentrandosi per attraversare intonsa il tunnel delle vertebre e riversarsi di fiume in piena nella testa, in cui qualcuno decidera' che forse e' il caso di ritirare la mano e il messaggio risale la corrente. Un salmone.
E oggi i neuroni hanno analizzato, hanno confabulato e cospirato, hanno discusso animatamente e hanno assolto: il cine da soli e' lecito o meglio da soli e' lecito andare al cinema. L'uovo di colombo e' questo: a certi livelli la singletudine ti porta ad essere un bambino, per cui quello che vuoi vorresti poter prendere con la manina se non fosse per il solertezelante genitore che per non viziare il pupo nega a prescindere. Ecco in questa fase manca il tutore dell'ordine precostituito. Allunghi la manina e prendi tutto, e senza vagiti! Quindi i signorotti in realta' neanche si ponevano il problema di trovare compagnia. Semplicemente volevano vedere qualcosa. oppure sedersi su poltrone comode e chi mi ama mi segua. Che in ogni caso non ci sia nulla di male nel farlo, se non fosse solo, povero calimero piccolo e nero e solo.
E' una cospirazione. Il mondo detesta i singles, variabili impazzite e schegge taglienti delle famiglie.
Un single e' per natura recettivo, un grasso insaturo e quindi da purgare. Ed e' giusto che paghi. Paghi doppio in alberghi. Paghi il tavolo per due perche' io un tavolo da un posto ma intendo uno solo non l'ho mai visto.
E' un lavaggio continuo, che neanche lo Zio Sam ( Raimi ) si aspettava in They Live. uno stillicidio di messaggi e parole non dette, taciute, non scritte. Il mondo ci plasma, ci uniforma in un esercito di terracotta. Una schiera di idioti (una schiera e' non single) astemi, magri, non fumatori e... Qual e' il prossimo passo? Non posso piu' chiudere gli occhi sui brandelli di liberta' che volano via lasciando il corpo scoperto alla merda che piove dal cielo. Mtv adesso pontifica sui rischi dell'alcool. Sul fumo non lo scrivo neanche che sarebbe banale. E i manuali da perfetto adolescente? Nono c'e' qualcosa che non va, se le pagine piu' belle della storia sono state dipinte con la pazzia e gli eccessi, in un'aria nebbiosa di oppio. Ma a che servono che ormai non le sa leggere piu' nessuno?
Gia' il libero arbitrio, fategli ciaociao con la manina che mi sa che non lo si rivedra' facilmente per le strade. Che idiota che sono.
Oggi mi sono perso nell'armadio scoprendo tre paia di scarpe bianche in differenti varianti cromatiche, un abito nero gessato fine, un paio di scarpe con ancora su polvere keniota, un clone delle scarpe da running. Tutte misteriosamente sparite dalla scarpiera oltre che dalla mia memoria...
E c'è un cielo di nuvole di zucchero filato tese da un bastoncino di niente e ragnatele volanti tessute da gabbiani e un aereo che ne increspa l'azzurro con spuma lattiginosa. E il mare zitto zitto che guarda con me...
Il Sole che filtra pigramente dalla finestra e io che preparo la moka elettrica e nella piu' totale nonchalanche scendo le rampe di scale per arraffare la mia copia di giornale gratuito,e risalire in tempo per essere invaso dall'aroma di Illy che si diffonde nel piano. La porta rossa che si riapre sul mio mondo di tremetripersei, il portatile che canta rete105 con Matisse che Danza alla parete, e finalmente il caffe' con la mia vignetta quotidiana di Calvin & Hobbes...
Paris, un giorno qualunque di maggio del 2005
...momenti di attese risvegliano sopiti ricordi...
C'è qualcosa di profondamente sbagliato nel leggere Bukowski alle 8.20 nella sala d'attesa di Parma e non aspettare alcun treno. Soprattutto se i pensieri inseguono certe sirene...
Iniziamo annoverando un tentativo di corruzione al cuccettista tramite cappuccino e brioches... E intanto i gatti di Strega Sampei si arrotano le unghie sulle mie corde vocali...olè!
Cammino in bilico su una lama di ghiaccio, aspettando che si rompa in mille riflessi di Me, finalmente indipendenti e liberi da conflitti intestini ( -.-' ) Equilibrio precario, instabile direbbe l'ingegnere, figlio di Cristoforo e Marco direbbe l'altro, un po' Pisquano secondo Snoopy. E che importanza ha o avrebbe se comunque il bicchiere e' sempre pieno. Onda su onda mi allontano, onda su onda aspetto la mia isola, intanto naufrago via con la mente, verso mondi che non esistono che sul fondo dei miei occhi. Chiamatela pazzia. La vedo quasi, e' sempre un po' piu' in la' oltre quel bancone, al di la' quel gate...
Fredde ferite della terra e notti che non esistono.
No, ci vuole stabilita'...pero' intanto leggo Bukowski.
Postilla: 1. Ricordarsi di cercare altri folli per zingarate 2. In alternativa donnapremurosaaffettuosaunpolibidinosamanontroppopretenziosa.
Ci voleva uno stupido film, pero' te la dovevo. In effetti non abbiamo mai parlato io e te. Neanche un insulto, nada. E cominciare adesso con tutti gli anni di arretrati... Ma e' pur sempre qualcosa. E non credere che siano scuse, solo e' strano parlarti proprio ora che forse inizi a capire e che i ruoli si invertono. E cosi' si invertono anche le prospettive e il mondo e' sottosopra e camminiamo a testa in giu' come nelle fiabe.Non riesco a immaginarti, non ho una foto di te. Non so nulla e forse questo aiuta, anche se non ho dubbi sul tuo essere rompiballe considerato il bagaglio genetico. E scusami se ti penso ometto ma in ogni caso ti avrei cresciuto da Lady Oscar, questa e' la mia generazione. Non so tu hai domande? Pero' niente di epico perche non sono bravo con le bugie. Ti posso dire solo una cosa: ci siamo rubati la vita. E spiegarti le mille luci e colori che non abbiamo e' riduttivo, forse pero' questo ci unisce, abbiamo qualcosa in piu'. Non ti chiedero' mai scusa. Allora sentivo di non avere alternativa. Sai si dice che con l'eta' aumenti la saggezza blabla, forse ora sarebbe diverso. Per entrambi. Forse anche per tutti e tre. Ma era allora. Consolati che ti sei portato un pezzettino di me abbastanza per poterci giocare dovunque tu ti trovi adesso, e se puoi salutami il fratellone. Sai le coincidenze... E potrei parlarti dei colori e degli odori mai visti e raccontarti cosa sia nuotare nel cristallo e la neve che scricchiola sotto i piedi. E il sapore della cioccolata e il cucchiaino di Nutella che rimane appicciato al palato. E piegarsi seguendo la traiettoria della curva con la moto con il vento che ti accarezza i pensieri e il sole che scalda l'anima. E la schiuma di mare e il filo d'erba. E i grattacieli brulicanti di formiche e le note che entrano dai pori della pelle. Potrei dirti cosa sia baciare una donna e il suo seno in una maniera che da piccoli si conosce ma che per strada si dimentica. E mille sfumature e riflessi di vita che non esistono ancora le parole ma so che le capiresti uguale con uno sguardo sulla ruga al lato della bocca, mezzo sorriso, perche' e' sempre un mezzo sorriso e sono ottimista che non so cosa sia l'altra meta'. E volare libero da tutti. Questo si. Ti avrei portato subito lassu'. Non Alitalia pero'. Ma ti avrei portato perche' tu possa vedere quanto la terra sia piccola e quanto tutto sommato le leggi sono fatte per essere infrante perche' se il metallo vola allora si puo'. E chissa' che mi avresti insegnato tu, forse che il mare anche se e' calmo e' sempre vivo e che due palle sono noiose ma una e' divertente se la prendi a calci. E l'odore della cacca. Quello sono sicuro. L'odore della cacca. Quella non mia!
Non hai un nome e non lo avrai mai o forse un giorno tu me lo dirai.
- Ho un mondo che mi strozza in gola ma non riesco a vomitarlo -
Quanto costa? Quanto costa un negativo di una carezza che si adagia e si modella sulle forme della mia guancia, che scambi con la pelle microcosmi di calore e odori? Quanto costa spiare passi che reggono gambe di gazzella, incerte sugli stivali sul selciato e che dettano un tempo lento al mondo con rintocchi di tacchi? E sapere che quella danza e' solo per te?
E mentre la guardavo sparivo nei fumi della mia sigaretta...
E ti spiego perche' non siamo "amici". Amici non significa nulla per me. Niente prigionieri. Questo e' quanto. Hai voluto la mia indifferenza. Hai scelto di essere un'ombra fra le persone, un cappotto scuro indossato con nonchalance per scivolare nell'indifferenza grigia, una voce al telefono a cui rispondere con un sorriso mono-tono.
Sei fiera di questa e cio' significa che ho mentito bene ancora una volta. Ancora una volta una bugia di me. Bevi la mia indifferenza dal sapore dolciastro, ma non ti dissetero' con la mia essenza d'ambrosia.
Vedere il mondo da un oblo da sususumapropriosu, e la Terra una palla in uno sfondo nero a pois, e le nuvole che corrono su casa tua, e riuscire a vederti con naso all'insu' e allungare la mano a sfiorarti. E sentirsi morire dentro di una nostalgia che non ho mai avuto ma resistere solo per tornare da te e darti tutto questo nelle mani. E restare li' a guardarlo insieme a te, fino alla fine del tempo e oltre, fino a quando ci saremo solo io e te e oltre, fino a quando saremo solo Noi.
E sia... Perche' nel duemilasei ho anche lasciato la madre di mio figlio mai nato e ho conosciuto il mio demone e l'amore che ti lascia senza fiato e ti oscura la vista in un presente senzatempo. Duevolte.
lunedì, aprile 14, 2008
E sono il mare, che non si sporca, che lascia tutta l'immondizia sulla spiaggia tra i suoi granelli di vita vissuta che scivolano tra le mie dita, anche se stringo il pugno fino a farmi male. Quando riapro tutto e' passato. Volato via. E sono il mare che si ammala di un male incurabile lontano dagli occhi, che si avvelena l'anima ma rimane trasparente al sole.
Non e' possibile, non ce la faccio. Non e' possibile. Non posso crederci. Non si puo' avere il mondo per se nel taschino, bisogna darlo, c-o-n-d-i-v-i-d-e-r-l-o. E se Dio si accanisce contro di me, voglio almeno il perche'. Voglio sentirmelo dire in faccia che ho sbagliato tutto. Voglio leggere gameover. Dimmi almeno se e' cosi'...ti prego.
Basta non Puoi continuare a mettere la mia vita nel frullatore, velocita' lenta, e studiare la nuova materia che ne viene fuori. Non ce la faccio a vedere ancora il passato che ritorna trasformato, geneticamente mutato ma sempre mio figlio, che tenta di pugnalarmi. Per quello basto io. Io che stringo frammenti di uno specchio e colpisco dritto al mio cuore e non so se il sangue e' delle mie mani.
Ho bisogno di chiudere, di non voltarmi per non diventare di sale. Ma non ce la faccio. Non ce la faccio piu' Non ce la faccio. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Non posso odiarLa, posso solo allontanarla. E non basta, che la risacca torna torna per ferirmi. Ti Odio...Maledetto... E io che ho mangiato il fegato con due mani sporcandomi le labbra di bile. Ho assaporato l'Amaro. Per non cedere. E ho ottenuto odio. Ma perche'? Perche' io?
ho scritto parole, ma le ho scritte nella sabbia...
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